Ci sono alcune decisioni di design che non tutte le auto possono vantare. Attraverso l’esperienza del conducente, stabiliscono una sorta di gerarchia, elevando un’automobile al di sopra delle altre. Pensate alla stirpe Mercedes-Benz – W123, W124, W126 e modelli simili. La chiave di accensione viene inserita direttamente nel cruscotto, non nel piantone dello sterzo. Quando ti siedi in un’auto del genere, non cerchi dove mettere la chiave. Davanti a te ci sono il volante, gli strumenti essenziali e una serratura chiaramente definita attraverso la quale comandi al cuore della macchina quando battere. Questo approccio è caratteristico delle automobili nobili – Bentley, Rolls-Royce e Mercedes-Benz.
A prima vista, anche Maserati dovrebbe appartenere a questo gruppo. Eppure, guardando l’interno della Quattroporte di terza generazione, si rimane sorpresi: il blocchetto di accensione è montato nell’alloggiamento del piantone dello sterzo. Tuttavia, forse non c’è nulla di strano. Dona a questa limousine ufficiale un tocco di praticità terrena e frivolezza italiana. La Maserati si avvia proprio come una Fiat 125. Questo non significa, però, che la Maserati Quattroporte sia meno maestosa. Al contrario – è una delle auto più autoritarie mai costruite.
Gerarchia del design
Il sottoscritto una volta ebbe una breve occasione di esplorare una di queste berline più nel dettaglio e perfino di guidarla. La Maserati a quattro porte era molto invitante. L’auto che guidai aveva un interno denso, color miele, che risplende verso l’esterno, sopraffacendo avidamente il semplice esterno color argento. Anche il profumo che si avverte aprendo la portiera è altrettanto ricco in queste auto – è tutto cuoio. Sedili, cruscotto, pannelli delle portiere, maniglie, perfino gli steli dei poggiatesta dei sedili sono rivestiti in pelle. Il cielo dell’abitacolo ricorda una giacca di tweed; tonalità caramello e senape. Il quadro strumenti blu intenso è intricato come un orologio italiano. Perfino le cerniere delle portiere sfoggiano una finitura ingannevolmente simile all’ottone. L’interno è incorniciato da veri inserti in radica, che rivelano chiaramente la natura domestica e artigianale della Maserati. Queste auto venivano assemblate a mano, e in alcuni punti si vede davvero. L’abitacolo sembra il modello di uno studente di architettura realizzato con un po’ di fretta, una buona idea che avrebbe avuto bisogno solo di un giorno in più e di nervi più saldi per essere completata con calma.
La Quattroporte fu la prima Maserati a quattro porte e otto cilindri destinata alle classi superiori europee. Questa è già la terza Quattroporte, che succede alla stranezza prodotta per due anni che fu la seconda generazione – la Quattroporte II a trazione anteriore, basata sulla Citroën SM. Strana ma affascinante e piena di dettagli curiosi, ne furono costruiti soltanto 12 esemplari tra il 1976 e il 1978. In quel periodo, il mercato delle berline di lusso era dominato da Mercedes-Benz, Jaguar e Daimler, le preferite dei vicepresidenti aziendali, e guardavano con interesse a un futuro promettente in Nord America.
L’Italia voleva riconquistare questo titolo, e Alejandro de Tomaso prese il comando. All’epoca controllava non solo Maserati, ma anche Moto Guzzi e le carrozzerie Ghia e Vignale. Con l’avvicinarsi degli anni 1980, il design automobilistico stava diventando sempre più aggressivo e spigoloso, rischiando l’anonimato. Con la Quattroporte, gli italiani riuscirono a tenere sotto controllo questa minaccia. Nel 1979, la terza limousine Maserati tornò con trazione posteriore e motore V8. La produzione durò fino al 1990, quando fu completata l’ultima, la 2.155ª Quattroporte III.
Potenza fatta a mano
Il V8 Maserati è come la specialità della casa di lunga data di un ristorante, affinata e preservata nel corso dei decenni. Le origini di questo motore a V di 90 gradi risalgono al 1939, quando fu sviluppato per la prima volta come motore da corsa. Nel 1959, fu adattato per la Maserati 5000 GT e, sebbene nel frattempo fosse stato ampiamente evoluto, fu installato su una nuova Maserati per l’ultima volta 43 anni dopo, nel 2002, alla fine della produzione della 3200 GT. Nella Quattroporte III, è un motore interamente in alluminio con quattro alberi a camme e quattro carburatori Weber.
L’otto cilindri Tipo 107 si trova in un vano elaborato dove molto è deliberatamente nascosto. Internamente, gira lentamente e con potenza. Raccoglie carburante a secchiate e lo getta, uno dopo l’altro, nelle gole dei carburatori. Il suono è quello di un vecchio camion a benzina. Il martellare che attraversa i lunghi tubi fa svolazzare le gambe dei pantaloni. L’esplosione di ogni cilindro suona come una pesante pietra che cade su terra nera appena smossa. Questi motori girano lenti e pigri, ma i carburatori li risvegliano facilmente.
La forma di Giugiaro
Il design esterno fu firmato da Giorgetto Giugiaro. Solo lui poteva creare una carrozzeria così tesa e simili atmosfere, anche se c’è anche un accenno di Gandini, che in seguito disegnò la Quattroporte di quarta generazione. I passaruota posteriori di questa Quattroporte III non sono lontani dalla tipica asimmetria di Gandini. Una vera festa per gli occhi. Lo spazio per il conducente è limitato. La testa sfiora quasi il cielo dell’abitacolo, proprio come nelle limousine Bentley o Rolls-Royce SZ, anche se i passeggeri posteriori godono di più spazio. Il selettore del cambio, simile a un gioiello, si muove con autorità. Inserire una marcia dà la sensazione di aver acceso l’alimentazione elettrica di un’intera città. Comanda un solido cambio automatico Chrysler Torqueflite a tre rapporti. Rilascia il pedale del freno e queste auto non avanzano lentamente come ci si aspetterebbe. Serve l’acceleratore e una pressione generosa mette in movimento la limousine come se la si stesse trascinando fuori da una cava di sabbia.
La Quattroporte si muove come una nave di piombo e nei primi minuti è difficile credere che un tempo fosse la berlina più veloce del mondo. Ma poi emerge un altro talento. Non tutte le auto possono trasformare lo stato d’animo del conducente e proiettarlo completamente in un ruolo diverso. Il design svolge qui un ruolo cruciale. L’auto è bassa e larga, ma con una generosa altezza da terra – così che, qualora scoppiasse una sparatoria, potresti fuggire attraverso campi aperti. Questo tema si estende a una tecnologia apocalittica impensabile nelle auto moderne: un interruttore sul cruscotto per attivare una seconda pompa del carburante ausiliaria. La silhouette bassa si percepisce più intensamente dal retro, dove la luce del giorno entra attraverso un lunotto stretto e fortemente inclinato. Sembra quasi che l’auto possa essere infilata attraverso la fessura di una cassetta delle lettere. La tensione orizzontale, le luci e l’assenza di verticalità rendono la Maserati estremamente aristocratica, perfino erotica, mentre i lunghi tubi di scarico annunciano che davanti non ci sono certo quattro cilindri al lavoro. Guidando la Quattroporte – ancora di più quando si è seduti dietro – ci si sente parte di un clan diverso. È facile immaginare chi comprasse un’auto del genere da nuova, e perché gli italiani mantengano un rapporto così stretto con la corruzione.
Jazz automobilistico
Su una strada lunga, affondare l’acceleratore trasforma la Quattroporte, lanciandola come un aereo passeggeri. Il motore passa da un borbottio dal suono leggermente americano a un urlo acuto e italiano mentre i 280 cavalli prendono vita. Il cambio sbatte dentro la seconda, e l’accelerazione non cede. Il tempo pulsa nelle tempie mentre ascolti il V8 cantare salendo verso la zona rossa. Questo è vero jazz automobilistico – in continuo cambiamento, ricco di sfumature e totalmente espressivo. Una berlina executive completamente atipica.
La Maserati Quattroporte III possiede qualcosa che le altre limousine europee di lusso non hanno: una forma intimidatoria, un motore esotico e un interno stravagante. Nessuno ha mai davvero provato a replicarla. I confronti più vicini sono le Maserati successive, alcune Jaguar e la Mercedes-Benz Classe S W140, conosciuta nell’Europa occidentale come il “bunker” o la “cattedrale”. Nemmeno Maybach o altre limousine tedesche riuscirono a creare questa sensazione di mostruosa solidità e rabbia diplomatica. È straordinariamente difficile da ottenere. La Maserati Quattroporte III è un’automobile profondamente autentica, lussuosa, emozionale e dotata di un’atmosfera potentissima.
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